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Il miglior sommelier d’Italia è un giovane di Treviso

Cristian Maitan, 28 anni, di Treviso, realizza il suo sogno diventando il miglior sommelier d’Italia 2023

Cristian Maitan, un giovane trevigiano di 28 anni, ha recentemente realizzato il suo sogno di diventare il miglior sommelier d’Italia, un obiettivo che coltivava fin dai tempi del liceo. La sua vittoria è stata annunciata durante la finale del concorso organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier (Ais), che si è svolta a Genova, a bordo della Msc World Europa, nell’ambito della 55ª convention nazionale dell’Ais. Maitan è stato premiato dal presidente dell’Ais, Sandro Camilli, da Sabrina Schench, responsabile dell‘Istituto Trento Doc, e da Alessandro Nigro Imperiale, il miglior sommelier d’Italia Ais 2022. Nella competizione, ha superato Marco Casadei, rappresentante di Ais Romagna, e Massimo Tortora di Ais Toscana, rispettivamente secondo e terzo classificati.

La giuria tecnica, composta dai vincitori delle edizioni precedenti e da esperti giornalisti e referenti didattici dell’Ais, ha valutato i sommelier partecipanti. Maitan, che rappresenta Ais Veneto e lavora nel ristorante di famiglia a Ponte di Piave, porta avanti una tradizione di famiglia di quattro generazioni. La sua passione per il vino è nata all’istituto alberghiero “Elena Cornaro” a Jesolo, dove, ispirato da un professore, ha iniziato il suo percorso nel mondo del vino. Dopo aver completato il corso da sommelier nel 2017, Maitan aveva già ottenuto il titolo di miglior sommelier Ais Veneto nel 2018.

“È stato un percorso lungo e impegnativo, ma senza dubbio ne è valsa la pena. Ho iniziato il corso da sommelier nel 2016, l’ho concluso nel 2017 e nel 2018 ho vinto il titolo di miglior sommelier del Veneto. Girare fin da piccolo fra i tavolini del ristorante di famiglia sicuramente mi ha aiutato. Ma è stata soprattutto la curiosità di conoscere mondi e culture diversi a spingermi verso quello che poi è diventato il mio lavoro. Mi affascina la possibilità di conoscere, attraverso il vino, nuovi territori e nuove culture, perché il vino fa parte della cultura – spiega – Questo è lo stimolo maggiore che mi ha portato a fare anche tanti sacrifici per seguire la mia passione. E poi il lavoro in sala è bello: mi piace stare a contatto con le persone, parlare, condividere»(ansa)

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